La Corte del Gusto

Fattoria Demetra

Puntata zero: la cascina che nessuno voleva

Facciata della casa padronale di una cascina piemontese a corte prima dei lavori, 2022

Ci sono case che si comprano con la testa e case che si comprano con lo stomaco. Questa l’abbiamo comprata con gli occhi, una mattina di primavera del 2022, guardando un’erba così alta che nascondeva le soglie.

La corte era un mare verde in cui galleggiavano rottami. Al centro, lo scheletro di una serra metallica, piegato come un ombrello dopo il temporale. I fienili erano aperti al vento, le maniche rustiche dormivano sotto i coppi sconnessi. La casa padronale, invece, stava ancora dritta: il ballatoio in ferro, le finestre allineate, e sulla facciata, sbiadite ma ostinate, le stelle dipinte che qualcuno aveva voluto lassù, chissà quando, per dire che quella era una casa e non soltanto un deposito di fieno.

Corte di una cascina piemontese invasa dall'erba alta durante il primo sopralluogo, 2022
Il primo sopralluogo, primavera 2022.

Una pianura che ha memoria

Siamo nella pianura del Po, nel punto in cui la provincia di Cuneo sfuma in quella di Torino, in uno dei Comuni che fanno parte della Riserva della Biosfera del Monviso, riconosciuta dall’UNESCO. Il fiume passa a poca distanza; lo si sente più che vederlo, nell’umidità delle mattine d’autunno, nelle nebbie che salgono dai campi, negli alberi che crescono più alti dove l’acqua è vicina.

Qui le cascine a corte non erano soltanto aziende agricole: erano piccoli villaggi. Ci vivevano più famiglie, si condividevano il forno e il pozzo, si lavorava al ritmo delle stagioni e si mangiava tutti insieme quando il raccolto lo permetteva. Ogni muro che abbiamo trovato porta il segno di quel modo di vivere.

Perché proprio questa

Abbiamo passato anni dietro i banconi e ai fornelli di ristoranti, circoli, bar, home restaurant. Conoscevamo bene una cosa: il valore di una tavola condivisa. Cercavamo un luogo dove quella tavola potesse allungarsi, avere un orto accanto, un cielo sopra, il tempo intorno.

Quando abbiamo visto l’ex stalla, con le mangiatoie ancora al loro posto e le canalette nel pavimento, abbiamo capito che di tutto questo avremmo conservato almeno la memoria. L’abbiamo subito chiamata «la cascina dei margari», in onore di chi qui portava le bestie e ne viveva.

Che cosa racconterà questo diario

Le puntate seguiranno il cantiere così come è andato: le demolizioni dell’estate 2022, lo sgombero della corte nell’inverno, il tetto rifatto nell’autunno 2023, gli impianti, il cotto e gli intonaci del 2024, l’eternit tolto e i serramenti in legno del 2025, le stelle tornate sulla facciata. Racconteremo anche gli errori, le attese, le sorprese che solo un vecchio edificio sa riservare.

Il nome del paese lo sveleremo il giorno in cui apriremo il cancello. Fino ad allora, chi vuole può seguirci da qui, e iscriversi alla lista d’interesse per essere tra i primi invitati.

La Lettera della Corte

Una volta al mese: com’è andato il cantiere, la ricetta di stagione, gli appuntamenti dei dintorni. E il nome del paese, prima di tutti.