Il tetto nuovo era finito da poche settimane, l’autunno del 2023 se n’era andato con l’ultima gru, e la cascina aspettava. Aspettava una carta: il permesso di costruire per le facciate e per gli interni, presentato al Comune all’inizio di agosto dopo il via libera della commissione per il paesaggio. È arrivato il 16 gennaio 2024. Cinque mesi abbondanti, in cui si era potuto lavorare soltanto a ciò che la pratica per il tetto consentiva.
Un sottotetto da rifare sulla carta
La prima cosa che abbiamo fatto con il permesso in mano è stata rimettere in discussione il progetto. Il sottotetto, quello con i tre oculi rotondi che guardano la corte, era stato disegnato in un modo; a metà gennaio lo abbiamo ridisegnato in un altro, spostando pareti e funzioni. Il nostro architetto, con l’ironia di chi ha visto molti committenti, ha scritto che Alessandro aveva fatto «la rivolucion».
A marzo è arrivata la seconda decisione, la più divertente: gli impianti elettrici del sottotetto restano a vista. Niente tracce nei muri vecchi, ma cavi intrecciati che corrono in superficie e interruttori di porcellana, come nelle case di campagna di un secolo fa. Abbiamo valutato anche i tubi di rame invecchiato, e li abbiamo lasciati perdere.
Il muro che non doveva cadere
Non tutto è andato come sulla carta. A fine gennaio, nella cascina più piccola, per un’incomprensione in cantiere è venuta giù una parete del bagno, con una parte del solaio. Abbiamo fatto quello che si fa in campagna quando la grandine rovina un raccolto: abbiamo rifatto i conti con quello che restava. Il bagno è diventato più piccolo, con una doccia al posto della vasca, e da quel giorno in cantiere si lavora con i disegni alla mano, sempre.
Da quell’incidente è nata anche una decisione più grande: rendere abitabili tutte e due le cascine, insieme, invece di finire la prima e pensare alla seconda poi. Per la cascina piccola e per il rustico accanto serviva un piano di recupero, cioè un altro giro di carte. Lo abbiamo cominciato quell’inverno.
Che cosa abbiamo imparato
- In un restauro i mesi d’attesa delle pratiche non sono tempo perso: sono il momento giusto per ripensare il progetto, prima che i muri si chiudano.
- Gli impianti a vista in un sottotetto antico costano meno fatica alle murature e raccontano la casa invece di nasconderla.
- Un imprevisto in cantiere si governa con i disegni: ogni lavoro, anche il più piccolo, va fatto con la tavola sotto gli occhi.
Il diario continua lunedì prossimo
Ogni lunedì una puntata dal cantiere, ogni giovedì una ricetta dei nonni. Le tappe del restauro, quelle fatte e quelle che mancano, sono nel diario di cantiere. Hai una domanda su un lavoro, un materiale, una scelta? Scrivila nei commenti qui sotto: rispondiamo noi, Marzia e Alessandro.
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